Ma non si diceva che si lavora per… vivere? | BRESCIA VISTA DALLA PSICOLOGA

Di lavoro si muore, ci si ferisce, ci si ammala e Brescia è tra la provincia lombarda statisticamente peggiore: il 2024 infatti è iniziato in modo drammatico...

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Doriana Galderisi, opinionista BsNews

(Anno nuovo rubrica nuova! Ricomincia la rubrica psicologica per Brescia, dal titolo “Brescia vista dalla psicologa”, a cura della dottoressa Doriana Galderisi, nella nuova forma di dialoghi con la giornalista bresciana Irene Panighetti).

di Doriana Galderisi* – Di lavoro si muore, ci si ferisce, ci si ammala e Brescia è tra la provincia lombarda statisticamente peggiore: il 2024 infatti è iniziato in modo drammatico. Quattro dei cinque operai morti a Firenze erano residenti nel bresciano e a loro se ne aggiungono altri 3 che vivevano in provincia di Brescia:  il 21 gennaio Fabrizio Bignotti di Castiglione ha perso la vita alla Feralpi di Lonato, il 30 l’operaio Joao Rolando Martins Lima era stato investito da un treno vicino a Chiari e Mattia Mauro, morto a Longhena, investito nel piazzale di un’azienda da un mezzo in manovra. In aumento anche le malattie professionali, che lo scorso anno sono state 825, mentre nel triennio 2020-2022 c’era stato un calo.

Dottoressa Galderisi, questa situazione tragica ha un rovescio della medaglia? Ovvero è possibile parlare di benessere nei luoghi di lavoro o lo scenario realistico è solo quello drammatico?

Il tema purtroppo è di stretta attualità, poiché gli infortuni gravi e mortali sul lavoro sono all’ordine del giorno. Eppure si dice che si lavora per vivere e per dare da vivere ma i numeri sembrano dirci tutt’altro.

Questo accade sebbene dal 2008, il Testo Unico, ovvero il decreto legislativo 81, abbia attivato in Italia tutta una serie di misure in materie di tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro. Ma evidentemente non basta avere le leggi.

Nella sua domanda, dottoressa Panighetti, lei usa il termine benessere: già la legge 626 del 1994 indicava la necessità di valutare i rischi sul posto di lavoro ma è nel Testo Unico che viene considerato specificatamente anche un aspetto proprio legato benessere e alle condizioni, non solo fisiche ma pure ambientali e psicologiche, di chi lavora. Tra i rischi è annoverato quello legato alla formazione delle cosiddette malattie professionali, come per esempio i tumori da amianto, la sordità da rumore, dermatiti… tutte malattie che si differenziano dall’infortunio, di cui ci si accorge subito, mentre per le prime l’evidenza può anche essere tardiva e portare a esiti nefasti o irreversibili.

Quindi parlare di benessere sul lavoro, ovvero del cosiddetto Well Being aziendale, significa parlare di qualcosa che è indicato dalla legge come elemento fondamentale per tutte le aziende, siano essere piccole o grandi.

Dal punto di vista di chi lavora che cosa significa, come si traduce praticamente, questo benessere previsto anche dalle normative?

Le persone che vivono in ambienti in cui stanno bene, in cui sentono l’attenzione dell’azienda su di sé, come accade per esempio con il modello svedese, sono, non solo più produttive, ma più concentrate e quindi fanno meno errori e, di conseguenza, si fanno meno male. Molti studi confermano che il Well Being aziendale può portare ad una situazione estremamente produttiva per le aziende e che esiste una correlazione tra il benessere psicologico e la diminuzione della percentuale di infortuni, anche della percentuale dei cosiddetti infortuni mancati, ovvero quelle situazioni che per fortuna non hanno avuto conseguenze ma solo per poco o, appunto, per fortuna.

L’Oms definisce il concetto di salute come uno stato di benessere, fisico, mentale, ma anche sociale e relazionale, al di là dell’assenza delle malattie. Quindi “la salute viene vista come la condizione di armonia tra la persona sviluppa con il contesto in cui opera e vive”. Da qui capiamo come delle condizioni esterne, quali per esempio pressioni da parte dei superiori, organizzazione non corretta del lavoro, carichi di lavoro che vanno oltre le possibilità di una persona, possono far scaturire una condizione di stress.

Attenzione: lo stress di per sé non è negativo, ma lo diventa quando si trasforma in distress ovvero quando è prolungato o trascurato. In una siffatta condizione compaiono cali dell’efficienza lavorativa, o, addirittura, portare a problemi di salute. E questo cosa può comportare? Assenteismo, errore, disattenzione che talvolta si rivela fatale per la persona stessa.

Da qui l’importanza della valutazione dei rischi a tutto tondo nel contesto di lavoro.

Un concetto al centro dell’attenzione è quello di “stress da lavoro correlato” (Slc) ovvero, secondo la definizione data dall’Accordo quadro europeo del 2004, “una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro”.

Se pensiamo che lo “stress da lavoro correlato” è stato ufficialmente riconosciuto come la seconda malattia professionale più diffusa tra i lavoratori dopo le patologie muscolo-scheletriche,  capiamo quanto è importante rendersi conto se un ambiente di lavoro potrebbe generare questo tipo di problematica. E quindi, al contrario, comprendere quanto creare un ambiente di lavoro in cui le condizioni degli individui sono buone possa consentire la creazione di un circolo virtuoso.

Ma cosa determina la presenza di Stress da lavoro correlato? I fattori principali sono vari, vanno da aspetti legati alla gestione del tempo (per esempio se sono imposti straordinari o vi sia assenza di riposi), a ciò che viene svolto nell’attività (per esempio eccessivi carichi di lavoro, o, al contrario, troppo poco lavoro commissionato, o lavoro frammentato o anche una incertezza legata al metodo o alle richieste, o alla presenza di scarse risorse); anche i rapporti interpersonali sono causa potente di stress (tutti abbiamo sentito parlare di mobbing, meno spesso di straining che indica una formazione insufficiente); inoltre ci possono essere incertezze sul rinnovo del contratto, difficoltà legate al rischio di retrocessione o al confronto svantaggioso con i neoassunti.

E la formazione dal punto di vista psicologico che ruolo può giocare?

Le scienze psicologiche possono dare un contributo essenziale nella creazione di Well Being aziendale, non a caso esiste proprio un settore della psicologia denominato psicologia  del lavoro e delle organizzazioni. Le ricerche e le analisi delle scienze psicologiche forniscono strumenti in grado di migliorare, nell’ambiente di lavoro, i vissuti psicologici dei lavoratori, la motivazione al lavoro stesso, il rapporto con colleghe e colleghi, con la direzione, con i vertici, al fine di favorire al massimo il benessere di chi lavora e, al contempo, mirare al massimo vantaggio per le aziende

Infatti per affrontare lo Stress da lavoro correlato e, in generale, le questioni legate al malessere ma anche, per il rovescio della medaglia, al Well Being aziendale, non basta essere in regola con la formazione, perché spesso determinate informazioni o questioni necessitano di tempo per essere comprese veramente e per essere messe in pratica. Quindi se le rilevazioni attraverso vari strumenti come questionari, focus group, la presenza dello psicologo del lavoro in azienda sono elementi fondamentali, ciò che deve essere considerato prioritario è il monitoraggio costante e il tempo per elaborare tutta una serie di informazioni e di competenze da acquisire.

Esistono dei programmi con caratteristiche minimaliste che si rifanno ai principi del modello cognitivo comportamentale e che portano i lavoratori ad acquisire una vera e propria cultura della gestione del rischio, una formazione e un interesse che aiuti a metabolizzare al massimo le dinamiche del rischio e a salvaguardare la propria salute. Tutto ciò va conciliato ad aspetti legati alle richieste di produttività o di velocità.

Chi si occupa della gestione del personale, della gestione, della formazione professionale, delle dinamiche di gruppo all’interno dell’azienda, della leadership, dello sviluppo alla carriera, ha quindi il compito di tenere in considerazione tutto ciò e di migliorare, sviluppare, favorire, tutti questi ambiti. Non a caso molte aziende si avvalgono della consulenza di varie figure professionali tra le quali un ruolo essenziale è svolto da psicologi e psicologi del lavoro.

Ci salutiamo con una frase del pubblicitario David Ogilvy che mi pare molto calzante nel riassumere un concetto chiave della riflessione proposta oggi: “Quando le persone non si divertono, raramente producono un buon lavoro”

Dottoressa Galderisi, grazie per il suo contributo su un tema così importante e ineludibile. Ci ritroviamo tra 15 giorni.

CHI E’ DORIANA GALDERISI?

Doriana Galderisi è padovana d’origine e bresciana d’adozione: lavora nel campo della psicologia da più di 27 anni con uno studio in via Foscolo, a Brescia. Esperta in: Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale Tipico e Atipico, Psicologia Criminale Investigativa Forense, Psicologia Giuridica, Psicologia Scolastica, Psicologia dell’Età Evolutiva, Neuropsicologia. Esperta in psicologia dello sport iscritta nell’elenco degli psicologi dello Sport di Giunti Psychometrics e del Centro Mental Training. E’ inoltre autorizzata dall’ASL di Brescia per certificazioni DSA (Disturbi specifici di Apprendimento). E’ iscritta all’Albo dei CTU, all’Albo dei Periti presso il Tribunale Ordinario di Brescia e all’Albo Esperti in Sessuologia Tipica e Atipica Centro “il Ponte” Giunti-Firenze.

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Ultimo aggiornamento il 11 Aprile 2024 17:53

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