Genitori-figli: soccorso occorre soccorso! Sì, ma per chi? | BRESCIA VISTA DALLA PSICOLOGA

Settimane di super lavoro per i Pronto soccorso cittadini, in particolare quelli pediatrici, che, specialmente durante le vacanze di Natale, sono stati presi d’assalto da genitori disperati per le condizioni di salute dei loro piccoli...

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Doriana Galderisi, opinionista BsNews

(Anno nuovo rubrica nuova! Ricomincia la rubrica psicologica per Brescia, dal titolo “Brescia vista dalla psicologa”, a cura della dottoressa Doriana Galderisi, nella nuova forma di dialoghi con la giornalista bresciana Irene Panighetti).

di Doriana Galderisi* – Settimane di super lavoro per i Pronto soccorso cittadini, in particolare quelli pediatrici, che, specialmente durante le vacanze di Natale, sono stati presi d’assalto da genitori disperati per le condizioni di salute dei loro piccoli. Influenza e bronchioliti le patologie più riscontrate, serie, certo, ma non letali se non in casi estremamente eccezionali. Per questo i medici continuano a raccomandare buon senso ai genitori, cioè di evitare di portare in ospedale i figli solo perché vedono un po’ di febbre e di riservare invece l’azione dei Pronto soccorso alle situazioni effettivamente critiche.

Dottoressa Galderisi, è esperienza comune a tutti i genitori quella di spaventarsi molto al primo sintomo di malessere dei propri figli, specie se neonati, anche se, come confermano i medici, spesso in maniera ingiustificata. E’ proprio impossibile mantenere “buon senso e sangue freddo” in queste situazioni?

Il tema di oggi, decisamente in linea con ciò che sta accadendo anche nei Pronto Soccorso bresciani, è molto più trasversale di quello che potrebbe apparire, perché nel rapporto tra genitori/figlie e società, si gettano le basi per molte tipologie di equilibri, anche la cura, l’attenzione e il rapporto che ognuno sviluppa con la propria salute, in modo più o meno tranquillo o ansioso. Si tratta di una questione, ovvero quella dell’affollamento di Pronto soccorso al primo “colpo di tosse”, di cui si parla ancora troppo poco, sebbene ci siano molti studi che analizzano le modificazioni, le caratteristiche del rapporto che i genitori hanno rispetto alla salute dei propri figli e a chi, come il personale medico, si occupa di curarla.

Gli studi ci delineano una molteplicità di dinamiche in gioco in questo tipo di apprensioni: ad esempio una ricerca dell’Università del Michigan evidenzia non solo come vi sia un accesso ai Pronto Soccorso talvolta sproporzionato rispetto alla gravità delle situazioni, ma rileva anche un altro aspetto, ovvero che meno di un terzo dei genitori ascolta le indicazioni date dal pediatra. Pur trattandosi di una realtà, quella statunitense, ben diversa dall’organizzazione sanitaria italiana, un dato è confermato e cioè quello per cui i genitori portano i figli al Porto Soccorso spesso di propria iniziativa. Lo indica un ampio studio condotto dall’Università di Padova, in collaborazione con il Dipartimento di pediatria dell’Ospedale patavino e la Fondazione Salus Pueri. Il fatto che il pediatra di famiglia venga spesso “bypassato” accade per una serie di motivazioni che hanno una loro spiegazione in aspetti di tipo logistico e organizzativo, come la non coincidenza dell’orario di visita con la disponibilità del genitore o la reperibilità del medico stesso o gli impegni di lavoro del genitore. Ci sono anche altri fattori, come, purtroppo, la debole fiducia che talvolta i genitori nutrono nei confronti del medico, che, secondo i dati emersi, a volte viene considerato poco attento, troppo frettoloso, poco empatico o brusco. In altre parole tutto il tema della relazione e dalla comunicazione gioca, nella dinamica genitore-pediatra, un ruolo non indifferente.

Ma come mai avviene tutto ciò?

I fattori che intervengono nel determinare questa apprensione a volte esagerata sono molteplici. Un primo fattore è legato alle conseguenze lasciate dalla pandemia e alla mole di comunicazioni scientifiche o pseudo tali che ci ha investito. Si è trattato spesso di una quantità di dati e di informazioni, non sempre complete o aggiornate, che, proprio per la loro vastità ed eterogeneità hanno prodotto, anziché maggiore consapevolezza, un disorientamento, un aumento generale della paura per la salute e nello specifico, dei timori dei genitori verso la salute, ma non solo, dei propri figli.

In altre parole, come rileva uno studio della London Health Sciences Foundation, il genitore fatica, circondato da tutta questa serie di dati, a mantenere una valutazione oggettiva e “tranquilla” nella valutazione della salute del figlio.

Un altro elemento è il cosiddetto “stile genitoriale” che può produrre dinamiche di attaccamento iperprotettive o ansiose. Vi è una tipologia di genitori indicata dagli studiosi Foster W. Cline e Jim Fay che va sotto la definizione di “helicopter parents”, ovvero quelle  madri e padri che, come gli elicotteri, sono sempre sopra la testa dei propri figli e cercano di provvedere ai loro bisogni, indipendentemente da reali necessità dei ragazzi e spesso anticipando le difficoltà stesse. Nel caso della salute questa tendenza ad essere “helicopter parents” può risultare ancora più marcata

Come se tutto ciò non bastasse a ciò si aggiunge il grande cambiamento avvenuto negli ultimi decenni a proposito della struttura del nucleo familiare: oggi sono sempre meno le famiglie che possono contare su figure con “expertize”, cioè con competenze esperienziali come possono essere quelle di nonne e nonni anziani, e sono sempre di più i genitori single o separati, o con una rete familiare assente

Un altro fattore da considerare è lo sviluppo, non ancora del tutto soddisfacente, delle modalità di comunicazione medica, così come, a volte, l’organizzazione degli ambulatori e della medicina territoriale. 

E’ possibile avere del senso critico anche nei confronti dei propri figli quando si ammalano (e non solo)? Ci sono suggerimenti per sviluppare un buon equilibrio tra preoccupazione e disattenzione?

Si può fare, ma non è facile. Bisogna imparare ad osservare, anche se oggi i genitori hanno meno modelli di riferimento. E’ necessario confrontarsi con altri genitori e con persone specializzate, in particolare con gli insegnanti e i pediatri. Gli insegnanti sono spesso degli ottimi osservatori di dinamiche che i genitori possono non vedere o non conoscere, oltre ad essere persone esperte di comportamenti di crescita dei bambini e dei ragazzi. I medici invece sono figure indispensabili non solo nella presa in carico della salute dei piccoli, ma anche nel fornire  le informazioni corrette sui segnali effettivamente critici o meno della salute, quindi anch’essi sono indispensabili per una formazione completa di un genitore.

Suggerisco perciò di frequentare corsi di genitorialità e corsi di pediatria per genitori condotti da medici, psicologi, educatori e figure professionali ad hoc. Uno strumento molto utile è offerto dal sito pediatria.it curato dal pediatra bresciano Giuseppe Varrasi e da un nutrito staff di colleghe e colleghi. Nel portale si possono rintracciare facilmente trovare video e strumenti molto utili per imparare ad essere buoni genitori, non troppo ansiosi. Mi piace terminare questo mio contributo ricordando che lo psicoanalista Bruno Bettelheim, specializzato in psicoanalisi applicata all’età evolutiva, ci incoraggiava molto già a suo tempo, poiché sottolineava che “non c’è bisogno di genitori perfetti ma che sono sufficienti genitori passabili”.

CHI E’ DORIANA GALDERISI?

Doriana Galderisi è padovana d’origine e bresciana d’adozione: lavora nel campo della psicologia da più di 27 anni con uno studio in via Foscolo, a Brescia. Esperta in: Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale Tipico e Atipico, Psicologia Criminale Investigativa Forense, Psicologia Giuridica, Psicologia Scolastica, Psicologia dell’Età Evolutiva, Neuropsicologia. Esperta in psicologia dello sport iscritta nell’elenco degli psicologi dello Sport di Giunti Psychometrics e del Centro Mental Training. E’ inoltre autorizzata dall’ASL di Brescia per certificazioni DSA (Disturbi specifici di Apprendimento). E’ iscritta all’Albo dei CTU, all’Albo dei Periti presso il Tribunale Ordinario di Brescia e all’Albo Esperti in Sessuologia Tipica e Atipica Centro “il Ponte” Giunti-Firenze.

LEGGI TUTTE LE PUNTATE DELLA RUBRICA DI DORIANA GALDERISI CLICCANDO SU QUESTO LINK


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Ultimo aggiornamento il 21 Febbraio 2024 16:25

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