▼ “Sei indagato per pedopornografia”, paga 117.000 poi denuncia: sgominata la banda dei truffatori

Nei guai dodici persone: un italiano, un senegalese e dieci nigeriani con base operativa a Bergamo

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Polizia postale in azione, foto da ufficio stampa

Un uomo, temendo ripercussioni, ha perso ben 117mila euro. Ma ci sarebbero anche bresciani tra le vittime della truffa messa in atto da un sodalizio criminale finalizzato alla truffa con base a Bergamo.

Il metodo utilizzato per i raggiri era quello dello scam, con e-mail che simulano mittenti diversi da quelli reali (banche, poste, forze dell’ordine e via dicendo) per estorcere denaro alle vittime. In questo caso si è trattato di una finta comunicazione di Polizia giudiziaria, relativa all’apertura di un procedimento legale a carico del destinatario con la contestazione dei reati di “pornografia infantile, pedofilia, esibizionismo, pornografia informatica”. La mail riportava simboli istituzionali ed era firmata da un funzionario ormai in pensione (e ovviamente ignaro di tutto) il cui nome ricorre più volte sul web. Reati che avrebbero potuto comportare per il destinatario una pena tra i sei e i dodici anni di carcere. A seguire, quindi, arrivava la richiesta di denaro per chiudere la pratica prima dell’instaurazione del processo vero e proprio.

A quel punto la vittima, un italiano residente in Cina, – in preda al panico – ha pagato i primi 7.800 euro pattuiti. Ma con il tempo i malviventi si sono fatti sotto con diverse richieste e l’uomo è arrivato a versare ai truffatori in tutto ben 117.500 euro. Poi, esasperato da mesi di minacce e versamenti, ha deciso di chiedere aiuto e di presentare denuncia alla Polizia Postale di Milano.

Le indagini – condotte dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica per la Lombardia e coordinata dalla Procura di Bergamo – sono partite dalle movimentazioni del denaro e dalle altre tracce lasciate in rete dai malviventi. Poi sono arrivate fino a un immobile della provincia di Bergamo, in cui vivevano e operavano alcune delle persone indagate.

Le persone oggetto di perquisizione sono state dodici e – stando alle indiscrezioni – a carico di diversi di loro sarebbero emerse conversazioni e invii compromettenti (tra i presunti criminali, ma anche con le vittime). Si tratta di un italiano, un senegalese e dieci nigeriani tra i 25 e i 54 anni. Molto spesso, secondo quanto emerso in altri casi, tali tentativi di truffa vengono gestiti direttamente dalla Nigeria da bande organizzate con decine di “impiegati” al lavoro sui computer.

NOTA IMPORTANTE PER EVITARE LE TRUFFE

Ricordiamo a tutti che in nessun caso le comunicazioni ufficiali o le notifiche di atti giudiziari vengono effettuate via posta elettronica o telefonicamente, ma con ufficiali giudiziari incaricati che si presentano di persona al domicilio conosciuto del destinatario. Inoltre in nessun caso è sufficiente pagare una somma per evitare processi in caso di ipotesi di reato di tale portata. Dunque, se ricevete e-mail di questo tipo si tratta certamente di una truffa. Nel dubbio, telefonate alle forze dell’ordine (quelle vere).

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