✴️ Spazio Almag e Umberta Gnutti Beretta, cari ricchi bresciani: prendete spunto | di Elio Marniga*

Ieri ho visitato, grazie all’Associazione Artisti Bresciani, vecchia realtà culturale che meriterebbe ben maggior attenzione da chi si propone di sviluppare cultura, lo “Spazio Almag”...

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Elio Marniga, opinionista BsNews.it

di Elio Marniga* – Ieri ho visitato, grazie all’Associazione Artisti Bresciani, vecchia realtà culturale che meriterebbe ben maggior attenzione da chi si propone di sviluppare cultura, lo “Spazio Almag”. 

Almag è una vecchia modernissima impresa di proprietà della famiglia Gnutti “Pehte” di Lumezzane la quale, forse non solo per necessità ma anche per volontà, forse anche per riconoscenza, vi opera ancora in uno stabilimento che si presenta, con il rinnovo della sua veste esteriore, come un lavoro d’arte: una sorpresa da valgobbini.

Ma lo Spazio Almag è a Roncadelle, in una palazzina che è propaggine del più recente e grande stabilimento che produce barre d’ottone per rifornire le tante industrie che fabbricano valvole, rubinetti e tant’altro, roba che va in tutto il mondo, fabbricata da aziende quasi tutte con le radici a Lumezzane.

Lì Umberta Gnutti Beretta si è esposta senza veli, con consapevole innocenza, in un grande spazio che accoglie la sua collezione di arte moderna. Si è esposta totalmente e questo giustifica, in buona parte, anche la sua presenza nel consiglio di amministrazione della Fondazione Brescia Musei. Perché mostrare le opere d’arte che hai cominciato a scegliere fin dai giovani anni e continuato sempre, passando da gallerie, mostre e giovani artisti da affiancare senza remore ad affermati Cattelan o Vezzoli significa palesarti per chi veramente sei e sottoporti a giudizi altrui senza temerli. E l’Umberta non li ha temuti i giudizi, sicura di sé e delle sue scelte mentre faceva la guida alla sessantina di visitatori.

Non so dire se le tante opere esposte in quella collezione son belle o che; da anni, e non solo parlando d’arte, ho abbandonato gli aggettivi bello e il suo opposto per sostituirli con il verbo “piacere” avendo rinunciato, non senza fatica e non senza dolore, agli assoluti accontentandomi del più umano relativo. Ed a me quella collezione, nel suo complesso, è piaciuta perché, nonostante sia fatto prevenuto verso l’arte contemporanea dai prezzi che la agitano, vi ho trovato delle opere che mi piacerebbe vedere ogni giorno al mio risveglio, come l’orso-manager in peluche che mi ha accolto ieri. E’ stata una visita che ha anche consolidato in me la convinzione che da sempre l’arte è la manifestazione più realistica della società che la produce e che, ogni tanto, solo ogni tanto, si permette di far sbocciare artisti che le fanno fare grandi balzi nel futuro.

Da far conoscere, dunque questo Spazio Almag anche perché vi si tengono anche altri incontri culturali come presentazione di libri (e questo lo scrivo perché chissà che anche il mio “Lettere Perdute”…), conferenze e cene; da far conoscere soprattutto ai tanti facoltosi bresciani che custodiscono in casa opere d’arte antica e moderna sicché si sentano spinti ad emulare la famiglia Gnutti Beretta.

* Le opinioni di questa rubrica non esprimono la linea editoriale del sito, ma il parere di chi le firma


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