▼ Dal 18 maggio tre mostre arricchiscono il programma del Brescia Photo Festival

CARLO ORSI. PercORSI. Le forme del ritratto nelle fotografie di Carlo Orsi fino al 21 luglio 2024; FRANCESCO CITO. ARCHIVE IN PROGRESS – Editi e Inediti fino al 30 settembre 2024; MAURO RAFFINI. Masnà. Vite sospese tra centro e periferia fino al 19 giugno 2024

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Mauro Raffini, Centro città, Torino, 1977, Courtesy Mauro Raffini, foto da ufficio stampa Comune Brescia

Dal 18 maggio 2024, al Ma.Co.F – Centro della Fotografia Italiana, tre mostre dedicate ad altrettanti maestri della fotografia italiana quali Carlo Orsi, Francesco Cito e Mauro Raffini, arricchiscono il programma del Brescia Photo Festival.

La prima, dal titolo PercORSI. Le forme del ritratto nelle fotografie di Carlo Orsi, ripercorre fino al 21 luglio 2024 la produzione creativa di Carlo Orsi (1941-2021), autore capace di spaziare dalla moda al reportage, dal ritratto alla ricerca e dal glamour alla sperimentazione, mantenendo iconico e immediatamente riconoscibile il suo stile.

1. Carlo Orsi, Claudia Cardinale, anni ’80, Courtesy Archivio Carlo Orsi, foto da ufficio stampa Comune di Brescia

L’esposizione, curata da Silvana Beretta e Margherita Magnino, si concentra sui ritratti che l’artista ha realizzato nel mondo dell’arte, del cinema, dello sport, della musica, della moda e della cultura, e presenta 90 immagini, provenienti dall’Archivio Carlo Orsi, tutte stampate in camera oscura da negativo originale, capaci di raccontare l’evolversi della società attraverso gli sguardi e le pose dei suoi interpreti.

Orsi porta alla luce la complessità e la bellezza dei volti che ha immortalato, offrendo al pubblico una prospettiva unica.

Le fotografie sono state scattate sia in studio, dove la luce e l’atmosfera sono attentamente controllate, sia per strada, dove emerge l’autenticità dei momenti spontanei e la relazione tra il soggetto e il suo ambiente, dimostrando la sua straordinaria versatilità nell’approccio al ritratto. Ogni immagine racconta una storia unica, incanalando la profondità dell’esperienza umana attraverso l’interpretazione sensibile e sofisticata dell’autore.

Fino al 30 settembre, ARCHIVE IN PROGRESS – Editi e Inediti esplora l’universo creativo di Francesco Cito (Napoli, 1949), vincitore del World Press Photo nel 1996, testimone di frammenti di storia, come i fatti cruenti di mafia e camorra, o i reportage realizzati in teatri di guerra come l’Afghanistan occupato dai sovietici nel 1980, il fronte libanese nel 1983, la Palestina, la Cisgiordania e la striscia di Gaza nel 1987, il campo profughi di Jenin nel 2002, l’invasione dell’Iraq in Kuwait e la guerra del Golfo del 1990; ma anche il palio di Siena e i matrimoni napoletani, fino alla Sardegna meno battuta dai flussi turistici e ai ritratti ai colleghi fotografi.

Francesco Cito, Momenti islamici a Peshawar, 1998, foto da ufficio stampa Comune Brescia

La mostra, curata da Renato Corsini, raccoglie 150 fotografie in bianco e nero per la maggior parte inedite, preziose testimonianze di un modo di fare fotografia impegnato e colto, che si prefiggono di fare incursioni nel lavoro di Francesco Cito, osservando dall’interno la cifra del suo pensiero, per offrire ai visitatori l’opportunità di scoprirne l’evolversi.

L’esposizione si divide in due momenti: una prima parte documenta i reportage su temi di grande attualità, benché svolti negli anni ’80 e ’90, su Palestina, Coloni Israeliani, Islam e Russia; la seconda parte, che inaugurerà a fine luglio, si focalizzerà sugli scatti realizzati in Italia, dai vigneti della Franciacorta ai vicoli di Napoli.

Masnà. Vite sospese tra centro e periferia è il titolo della personale di Mauro Raffini (Cuneo, 1946).

Mauro Raffini, Centro città, Torino, 1977, Courtesy Mauro Raffini, foto da ufficio stampa Comune Brescia

Curata da Sandra Raffini, la rassegna si concentra, fino al 19 giugno 2024, sugli anni della grande migrazione dal sud al nord dell’Italia, più precisamente a Torino, dove il lavoro alla FIAT sembrava essere stabile e sicuro, dentro un quadro sociopolitico che risentiva ancora degli effetti del boom economico.

Il periodo, dal 1969 al 1979, rappresenta anni cruciali densi di euforia rivoluzionaria, di conquiste di diritti fondamentali, di lotte e sconfitte; gli anni della ‘strategia della tensione’ e della tragica stagione del terrorismo.

Mauro Raffini ha attraversato quel lasso di tempo come giovane fotografo, attento ai cambiamenti, sensibile tanto alle manifestazioni quanto alle condizioni di vita di una nuova classe operaia. E dentro questo processo l’inevitabile e a volte struggente presenza dei bambini, cresciuti nelle isolate periferie dell’edilizia popolare di Torino, che giocano e scavano buche, che addentano di fretta un panino, che guardano dalle scale di case di ringhiera o dietro le porte semichiuse. Un mondo a parte che parla d’immigrazione e povertà, che s’interroga sul senso di quei viaggi intrapresi alla ricerca di una vita migliore.

Le mostre si inseriscono nel palinsesto della VII edizione del Brescia Photo Festival, promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana e quest’anno declinato attorno al titolo “Testimoni”, che porta nei luoghi espositivi più prestigiosi della città e della provincia, alcuni dei nomi più importanti e celebrati della fotografia italiana contemporanea.

Il programma, inauguratosi lo scorso 8 marzo, si compone già di importanti rassegne come, al Museo di Santa Giulia, la monografica dedicata a Franco Fontana (Modena, 1933), uno dei pionieri della fotografia a colori, in occasione dei suoi novant’anni, dal titolo Franco Fontana. Colore, curata dallo Studio Franco Fontana, promossa da Fondazione Brescia Musei e co-prodotta con Skira Arte, che, fino al 28 luglio, presenta 122 immagini realizzate dal maestro emiliano tra il 1961 e il 2017, o la personale di Maurizio Galimberti, Brescia, Piazza Loggia 1974, promossa dalla Fondazione Brescia Musei e Ma.Co.f., curata da Renato Corsini, da un’idea di Paolo Lodovici, con la collaborazione della Casa della Memoria di Brescia nella ricerca di alcune fonti iconografiche, che fino al 28 luglio ricorda, nel suo cinquantesimo anniversario, la strage di Piazza della Loggia a Brescia, avvenuta il 28 maggio 1974. O ancora al Museo di Santa Giulia, la retrospettiva di Gabriele Micalizzi, dal titolo Legacy. Materia-Storia-Identità che, attraverso 50 immagini alcune delle quali inedite, propone fino al 1° settembre, un viaggio emozionante nell’universo visivo di uno dei più importanti reporter di guerra del nostro tempo.

Il Mo.Ca. – Centro per le Nuove Culture a Brescia, uno dei poli del Brescia Photo Festival, ha accolto inoltre, fino al 28 aprile, una mostra di Federico Garolla (1925-2012), uno dei maestri della fotografia italiana e, fino al 12 maggio, Dentro il cinema, la personale di Chiara Samugheo (1935-2022), artista recentemente scomparsa che ha rivoluzionato la fotografia legata al mondo delle celebrità con il suo approccio innovativo, dando vita al reportage cinematografico.

Note biografiche

Carlo Orsi nasce a Milano nel 1941. Esordisce nel mondo della fotografia come assistente di Ugo Mulas. All’inizio degli anni ‘60 realizza reportages dall’Italia e dall’estero per riviste come Panorama, Settimo Giorno, Il Mondo e Oggi. Sul finire di quegli anni inizia il suo rapporto con la moda collaborando con le più qualificate testate italiane ed estere. Non si sottrae alle lusinghe della pubblicità: sue sono alcune campagne per La Perla, Omsa, Swatch, American System, Marlboro e Ducati e nel campo dell’arredamento: Alias, Baleri, Nemo e Cassina. Pubblica diversi libri tra cui Milano nel 1965 con Dino Buzzati, Exstasi nel 1999 sulla caduta del muro di Berlino, Faithful- People around the world nel 2004 e alcuni libri su Arnaldo Pomodoro di cui cura l’immagine dal 1984. La prima mostra personale è del 1984 e viene curata nell’allestimento da Mario Botta.

Dagli inizi degli anni ‘90 abbandona lentamente moda e pubblicità e ritorna alla fotografia-reportage del resto mai abbandonata. Guido Vergani definisce Carlo Orsi come “uno dei rari fotografi che sappiano essere contemporaneamente grandi, onesti reporter e grandi creatori, inventori d’immagini”.

Francesco Cito è nato a Napoli il 5 maggio 1949. Interrotti gli studi si trasferisce a Londra nel 1972 per dedicarsi alla fotografia. L’ inizio del suo lavoro in campo fotografico avviene nel 1975, con l’assunzione da parte di un settimanale di musica pop-rock (Radio Guide magazine). Gira l’Inghilterra, fotografando concerti e personaggi della musica leggera. In seguito, divenuto fotografo freelance, inizia a collaborare con The Sunday Times magazine, che gli dedica la prima copertina per il reportage La Mattanza. Successivamente collabora anche con Observer magazine. Nel 1980, è uno dei primi fotoreporter a raggiungere clandestinamente l’Afghanistan occupato dall’Armata Rossa, e al seguito di vari gruppi di guerriglieri che combattevano i sovietici, percorre 1200 KM a piedi. Sue le foto dei primi soldati della Stella Rossa caduti in imboscate.

Nel 1982-83 realizza a Napoli un reportage sulla camorra, pubblicato dalle maggiori testate giornalistiche, nazionali ed estere. Sempre a Napoli nel 1978 per The Sunday Times magazine esegue un reportage sul contrabbando di sigarette dall’interno dell’organizzazione contrabbandiera. Nel 1983 è inviato sul fronte libanese da Epoca, e segue il conflitto in atto fra le fazioni palestinesi; i pro siriani del leader Abu Mussa, e Yasser Arafat e i suoi sostenitori. È l’unico fotogiornalista a documentare la caduta di Beddawi (campo profughi), ultima roccaforte di Arafat in Libano. Seguirà le varie fasi della guerra civile libanese fino al 1989. Nel 1984 si dedica alle condizioni del popolo palestinese all’interno dei territori occupati della West Bank (Cisgiordania) e della Striscia di Gaza. Seguirà poi tutte le fasi della prima “Intifada” (1987–1993) e la seconda (2000–2005). Resta ferito tre volte durante gli scontri. Nel 1994 realizza per il tedesco Stern magazine un reportage sui coloni israeliani oltranzisti. Nell’aprile 2002, è tra i pochi a entrare nel campo profughi di Jenin, sotto coprifuoco durante l’assedio israeliano, alle città palestinesi. Nel 1989 è inviato in Afghanistan dal Venerdì di Repubblica e ancora clandestinamente a seguito dei “Mujahiddin” per raccontare la ritirata sovietica. Tornerà in quelle aree di nuovo nel 1998 inviato dal settimanale Panorama, con l’intento di incontrare Osama Bin Laden, non andato a buon fine a causa dell’inizio dei bombardamenti americani. Nel 1990, è in Arabia Saudita nella Gulf War con il primo contingente di Marine americani dopo l’invasione irachena del Kuwait. Seguirà tutto il processo dell’operazione Desert Storm e la liberazione del Kuwait 27-28 febbraio 1991. Nei suoi viaggi attraverso il Medio Oriente, in più occasioni ha focalizzato il suo interesse a raccontare i vari aspetti dell’Islam dal Pakistan al Marocco. Negli anni 90 segue le varie fasi dei conflitti balcanici. Nel 2000 realizza un reportage sul Codice Kanun, l’antica legge della vendetta di origini medievali nella società albanese. In Italia si occupa spesso di casi di mafia, ma anche di eventi come il Palio di Siena che gli varrà il primo premio al World Press Photo 1996 e altri rilevanti aspetti della società contemporanea. Dal 1997 l’obiettivo è anche puntato sulla Sardegna fuori dagli itinerari turistici, tra il sociale e le tradizioni, lavoro già in parte racchiuso in un libro fotografico. Nel 2007 è invitato dal Governatorato di Sakhalin (Russia), l’isola ex colonia penale raccontata da Checov, per un lavoro fotografico, sul territorio, illustrando la vita e le attività produttive, a seguito della scoperta di ingenti giacimenti petroliferi. Lavoro divenuto una mostra e un libro pubblicato in Russia. Nel 2012 la prestigiosa casa di gioiellieri parigini Van Cleef & Arpels gli commissiona la realizzazione di un lavoro fotografico in cui descrivere l’operosità attraverso le mani dei loro artigiani nel confezionare i gioielli più esclusivi del mondo.

Mauro Raffini è nato a Cuneo nel 1946. Inizia a fotografare nel’68 ed è fotografo professionista dal 1971. Realizza negli anni settanta numerosi reportage in Europa; nello stesso periodo si è occupato di critica e tecnica fotografica scrivendo nelle riviste di settore. Collabora con la Cooperazione Italiana documentando progetti e infrastrutture in Brasile e in Mozambico. Insegna per due anni tecnica fotografica presso il dipartimento di fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino. Nel 1996 si dedica ad una ricerca sulla multietnicità per conto della città di Torino per un progetto finanziato dalla CEE. Coordina la parte fotografica del volume “Foto di gruppo: immagini dall’economia italiana 1997” (Ed. SEAT) in collaborazione con importanti fotografi italiani illustrando la sezione dedicata ai mezzi di trasporto. Nel 1998 è nominato coordinatore scientifico per la parte fotografica del progetto CEE, GAL Azione Ossola. Nel febbraio 1999 espone all’Accademia Albertina di Torino nella mostra Lo Spirito dei Luoghi promossa dalla Regione Piemonte per rappresentare l’industria e l’artigianato piemontesi. Questa mostra viene esposta alla galleria Stephen Gang a New York e presso l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino. Dall’inizio degli anni novanta si dedica alla fotografia d’architettura e paesaggio; in seguito sviluppa una personale ricerca sul colore che lo porta a collaborare con alcune importanti realtà industriali del Paese. Contemporaneamente continua il suo lavoro relativo a temi sociali come quelli sui nomadi, i senza fissa dimora e la multietnicità. È il primo fotografo italiano a essere presente al M.A.C.A.M. (Museo di Arte Contemporanea all’Aperto di Maglione) con un’opera permanente, un collage fotografico di 3 per 4 m sugli artisti italiani. Il suo lavoro è ampiamente segnalato nel volume Il ‘900 in fotografia a cura di Marina Miraglia (edizioni Hopefulmonster, 2001). Di lui hanno scritto, tra gli altri, Piergiorgio Dragone, Giovanni Romano, Liliana Lanzardo, Charles-Henri Favrod, Fulvio Bortolozzo e Marcella Filippa. Da alcuni anni si occupa anche della curatela di rassegne fotografiche. Come photoeditor dell’esposizione Exodos della Regione Piemonte è stato insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica per l’eccellente lavoro svolto per la realizzazione del progetto e della mostra.

Sue fotografie sono presenti in musei e fondazioni in Italia e all’estero.

COSA E’ IL MACOF

Fortemente voluto dal Comune di Brescia, il Macof – Centro della fotografia italiana, è lo spazio espositivo dedicato alla fotografia italiana, aperto nel maggio 2016 nell’importante sede del palazzo barocco Martinengo Colleoni. È affidato alla direzione artistica di Renato Corsini e si avvale della consulenza di un comitato scientifico formato da due indiscussi protagonisti della fotografa italiana, Gianni Berengo Gardin e Uliano Lucas, e dalla storica della fotografia Tatiana Agliani. È un luogo di informazione, studio e ricerca sulla fotografia italiana e sulla sua storia, uno spazio aperto alla discussione sul linguaggio visivo, sulle tendenze che caratterizzano oggi la fotografia italiana e sulle sue prospettive future.

LE NUOVE MOSTRE: INFORMAZIONI UTILI

CARLO ORSI

PercORSI. Le forme del ritratto nelle fotografie di Carlo Orsi

Dal 18 maggio al 21 luglio 2024

a cura di Silvana Beretta e Margherita Magnino

FRANCESCO CITO

ARCHIVE IN PROGRESS – Editi e Inediti

Dal 18 maggio al 30 settembre 2024

a cura di Renato Corsini

MAURO RAFFINI

Masnà. Vite sospese tra centro e periferia

Dal 18 maggio al 19 giugno 2024

a cura di Sandra Raffini

Brescia, Mo.Ca. – Centro per le Nuove culture (via Moretto 78)

Orari:

Dal martedì alla domenica, dalle 15.00 alle 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00)

Ingresso:

8 euro intero

5 euro ridotto (bambini di età inferiore ai 7 anni, adulti sopra i 65 e studenti).

I biglietti si possono acquistare direttamente presso il Ma.Co.f, non esistono prevendite in internet.

Informazioni e prenotazioni:

Ma.Co.f Centro della fotografia italiana

Via Moretto 78, 25121, Brescia.

[email protected]

Carolina Zani

Tel. 366.3804795

 

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