🔴 Baby gang a Ghedi, il sindaco: basta polemiche, siamo attivi da tempo sul problema

"Il fenomeno che è stato etichettato come baby gang non è una prerogativa di Ghedi"

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Il sindaco di Ghedi Federico Casali, foto da ufficio stampa

Si continua a discutere, a Ghedi, sul caso delle baby gang che imperversano in paese, salito alla ribalta delle cronache nazionali dopo che la trasmissione tv Le Iene ha dedicato un servizio alle minacce ricevute dal titolare del locale Mi.Vida (che dopo la puntata è stato anche oggetto di un attacco incendiario, anzi di un “infame gesto intimidatorio”).

Da subito il sindaco Federico Casali ha cercato di gettare acqua sul fuoco, ma nei giorni scorsi – dopo una tesa manifestazione dell’estrema destra – si è ripreso la delega alla sicurezza, togliendola a un consigliere. Ora il primo cittadino ha deciso di intervenire per difendersi da polemiche definite “sterili” e per evidenziare che il Comune è già concentrato da tempo sul problema.

“In tutti questi giorni – spiega Casali in una nota – ho ascoltato con interesse le diverse posizioni e tutte le polemiche che si sono succedute. Non voglio offrire nuovo alimento di discussione, ma, a questo punto, voglio portare anch’io alcune precisazioni. La prima riguarda la posizione dell’Amministrazione Comunale che rappresento. Devo ribadire che il nostro Comune era già in campo, attivo e attento all’evoluzione della situazione, ancora prima che sorgessero tutte le questioni che ci hanno condotto al centro della cronaca nazionale. Siamo stati attaccati da più fronti (e anche in modo pesante), ma la realtà è che eravamo già sul pezzo e stavamo portando avanti alcuni interventi sul territorio”.

“Certo – precisa – dobbiamo considerare sia le competenze di un Comune (e le risorse a disposizione) che la complessità della materia. Una problematica che coinvolge ragazzi e adolescenti e che tocca diversi aspetti, dal disagio alla tossicodipendenza, sino a problemi di alcoolismo e di inserimento e socializzazione. La questione è complessa, ma non rappresenta affatto una peculiarità di Ghedi. Si tratta piuttosto di un grave problema di portata generale che dev’essere affrontato con tutti i mezzi a disposizione, cercando di fare rete a livelli ben più alti di un ente locale per poter dare risposte concrete ed un valido sostegno a questi giovani che, altrimenti, rischiamo seriamente di perdersi”.

“Pur consapevole della portata limitata della propria azione”, l’Amministrazione Comunale di Ghedi aggiunge: “È sempre giusto ascoltare tutti ma non avevamo certo bisogno della Iene o che ci venissero a tirare per la giacca per renderci conto di come stavano andando le cose. Al contrario, posso dire che erano già attivi interventi di diverso genere sul nostro territorio. In effetti si erano già mossi i servizi sociali e anche altri settori della nostra attività. Progetti e servizi che continueranno e si intensificheranno nelle prossime settimane”.

Sono soprattutto tre i punti di riferimento sui quali è stata basata l’azione del Comune: “Con i servizi sociali, e grazie alla collaborazione con l’Ambito 9 e alle realtà educative del territorio, sono stati avviati programmi rivolti a ragazzi e adolescenti come Smart School (già nel 2019) e Progetto Dad, che hanno come obiettivo quello di promuovere la crescita e il benessere dei minori. Anche l’ufficio ambiente ha analizzato la situazione ed è stato studiato un progetto che metterà a disposizione dei giovani un’area verde situata tra il parco dei fontanili e il centro commerciale Park Retail. Un luogo che verrà attrezzato per offrire a ragazzi e adolescenti spazi dove ritrovarsi, rilassarsi, divertirsi e crescere insieme. Non dimentichiamo, inoltre, l’aumento dei controlli sul territorio che è stato reso possibile grazie alla fattiva collaborazione con la Polizia Locale. Una presenza ed una vigilanza che ha avuto sin dall’inizio il duplice scopo di avere un chiaro polso della situazione e di cercare di prevenire possibili incidenti o comportamenti scorretti. Queste sono le iniziative che già sono in campo e altre ne seguiranno ancora, anche perché stiamo allestendo un tavolo che possa affrontare un tema delicato come quello dell’integrazione e della socializzazione. Collaboreranno i servizi sociali, l’assistente sociale, la responsabile del patrimonio e coinvolgeremo pure l’Aler. Visto che stiamo parlando di coinvolgimento, tra i nostro obiettivi ci sarà anche quello di fare in modo che pure le famiglie siano sempre più partecipi del percorso educativo dei loro figli. Determinati problemi e certe devianze si possono prevenire proprio in casa e grazie al sostegno dei genitori”.

Casali – in una nota -fiume – sottolinea infine che “il fenomeno che è stato etichettato come baby gang non è una prerogativa di Ghedi, è altrettanto doveroso essere concreti e realisti e non dimenticare che ben difficilmente si potrà risolvere il problema educativo-comportamentale al 100%. Problematiche di questo genere, purtroppo, fanno parte della nostra stessa vita e ce ne possiamo rendere conto ogni giorno. Nello stesso tempo questa constatazione non deve rappresentare una sorta di resa anticipata. Al contrario, dobbiamo rafforzare sempre più i nostri sforzi nella convinzione che, così facendo, si potrà fare in modo che sempre meno ragazzi vengano coinvolti in simili situazioni e questo è un traguardo verso il quale tutti dobbiamo mirare, senza divisioni di parte, polemiche pretestuose o tentativi di caccia alle streghe. Atteggiamenti di questo genere – conclude – non riducono il problema delle baby gang, ma, purtroppo, lo alimentano”.


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Ultimo aggiornamento il 5 Aprile 2023 20:22

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