Crisi, è boom di «flessibilità in uscita». Galletti (Cgil): basta discussioni inutili sull’articolo 18

Pubblichiamo la nota del segretario provinciale della Cgil Damiano Galletti sulla questione del lavoro e dell’articolo 18.

ECCO IL TESTO DEL COMUNICATO:

Il dibattito sulla riforma degli ammortizzatori sociali – condita talvolta da affermazioni sulla “monotonia” del posto fisso – sembra a volte una disquisizione da salotto che non tiene conto della realtà della situazione.

In provincia di Brescia, il confronto tra i primi mesi del 2012 e il 2011 dice che c’è stato un aumento del 40% del numero di licenziamenti. Le domande di disoccupazione (dati Inps) sono passate da circa 20mila negli anni precedenti il 2008  alle 41mila del 2011. Un dato, quest’ultimo, in linea con quello degli ultimi tre anni, da quando cioè è esplosa la crisi a livello globale. Le previsioni per il 2012 non sono migliori: diversi studi prevedono infatti per l’economia lombarda una diminuzione della produzione nell’ordine del 6/7 percento.

Questi numeri dicono, se ce n’era bisogno, che in un provincia manifatturiera come la nostra la crisi ha avuto, sta avendo – e purtroppo continuerà ad avere – delle ricadute pesantissime sulle condizioni di vita di decine di migliaia di famiglie.

Questi dati aiutano anche comprendere che l’attacco all’articolo 18, motivato con la necessità di avere «più flessibilità in uscita» – a fronte dei tanti licenziamenti e domande di disoccupazione –, è irreale.

Di «flessibilità in uscita» mi pare, e i dati sopra citati lo dimostrano, ce ne sia fin troppa da tempo. La crisi in corso sta mangiando posti di lavoro e da anni, come Cgil – spesso  in solitudine contro il precedente governo – sosteniamo la necessità di affrontare con piglio diverso i temi della crescita e di una politica industriale seria. Se da qui non si parte, cioè da come si crea lavoro e occupazione – ragionando anche di qualità del lavoro, salari, sostenibilità sociale e ambientale – non credo si andrà molto avanti. Purtroppo anche l’attuale governo, che pure ha ridato quel minimo di credibilità all’Italia che il precedente aveva invece fatto a pezzi, poco o nulla sta facendo a riguardo.

 

Questo è un problema, così come lo è il fatto che le istituzioni locali si siano trovate totalmente impreparate rispetto alla crisi: prima negata, poi sminuita, poi ammessa ma accompagnata con tagli ai servizi sociali senza precedenti. Ridefinire le priorità nelle spese a livello locale, rinviando a tempi migliori opere a volte di dubbia utilità, sarebbe senz’altro un buon segno di comprensione della crisi in atto.

Di sicuro è necessario rimettere al centro della discussione il futuro produttivo bresciano, ragionando di innovazione e settori  di eccellenza e cercando nel frattempo di tamponare gli effetti più gravi della crisi con un sistema di ammortizzatori sociali adeguato. Utilizzando i contratti di solidarietà – e quindi distribuendo il lavoro che c’è – laddove possibile, aumentando le risorse a disposizione negli altri casi.

Focalizzare tutta l’attenzione sull’articolo 18, senza mettere al centro il vero problema – cioè di come si cresce e si crea occupazione – rischia di produrre solo danni. E non ne abbiamo bisogno. 

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Redazione BsNews.it

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